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vericol
vericol a virgilio.it
Mar 17 Lug 2007 23:50:20 CEST
Ho ritrovato il giornale nel bagagliaio, intanto Samuele mi ha anche inviato
il testo dal sito di La Repubblica, se a qualcuno interessa lo allego.
==quote==
DOMENICA, 15 LUGLIO 2007
Pagina 27 - Cronaca
Migliaia di appassionati, oggetti da scoprire attraverso le indicazioni in
rete e una regola: rispettare l´ambiente
Geocaching, dal polo alla savana adesso la caccia al tesoro è globale
Secondo i giocatori l´intero pianeta è cosparso di piccoli o grandi
contenitori pieni di effetti personali che attendono solo di essere scovati
È la variante di una gara inventata in Inghilterra a metà dell´Ottocento
Dilagano i siti e anche in Italia vengono organizzate prove in città e
campagna
JAIME D´ALESSANDRO
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ROMA - Li chiamano travel bug e ormai sono centinaia di migliaia in tutto il
mondo. Delle piastrine metalliche con incisa una sequenza di numeri assieme
alla frase: «Io vado da un posto all´altro, raccogliendo storie lungo la
strada». Viaggiano infatti passando di mano in mano, essendo parte di uno
strano gioco chiamato Geocaching che coinvolge moltissime persone su tutti e
cinque i continenti.
Inventato nel 2000 da Dave Ulmer di Jacksonville, Florida, il Geocaching è
la caccia al tesoro del nuovo millennio. Le regole sono semplici: si mettono
una serie di oggetti in un contenitore stagno che poi nasconde in un posto a
scelta. In seguito si pubblicano le coordinate esatte su Internet nei vari
siti dedicati a questo gioco, come www.geocaching.com, in modo che altre
persone possano arrivarci usando un navigatore satellitare. Il tesoro da
cercare, detto cache, in genere è composto da monete, giocattoli di piccole
dimensioni, libri, altri oggetti vari e immancabilmente dal logbook, con le
annotazioni di chi lo ha messo assieme. Poi c´è il travel bug, che passa da
un tesoro all´altro, e che ogni volta viene segnalato online così che sia
sempre possibile seguire le sue peregrinazioni.
Una cache quindi può avere dimensioni molto diverse che vanno dalla valigia
al contenitore tascabile. In ogni caso chiunque ne venga in possesso è
tenuto a prendere qualcosa e aggiungere a sua volta altri oggetti per poi
nascondere nuovamente il tutto in un luogo che vale la pena esser visto.
Alcuni sostengono che nel mondo di tesori del genere oggi ce ne siano mezzo
milione circa. Altri invece propendono per un più cauto quattrocentomila.
Tanti comunque, perché vuol dire che l´intero pianeta è cosparso di piccoli
o grandi contenitori pieni di oggetti personali che attendono di essere
scovati nel Circolo Polare Artico come in Africa o nella Foresta Amazzonica,
o ancora nelle maggiori città europee, americane, asiatiche. Non a caso in
Arizona sono corsi ai ripari e il Bureau of Land Management ha reso note
alcune regole alle quali tutti i geocacher si devono attenere da quelle
parti per evitare che qualcuno si faccia male o che involontariamente
infranga le leggi sulla protezione dell´ambiente o invada una proprietà
privata.
C´è chi pensa, a ragione forse, che il Geocaching non sia altro che una
variabile del Letterboxing, la caccia al tesoro all´aperto inventata in
Inghilterra a metà dell´Ottocento. Anche in quel caso si nascondeva una
scatola in qualche luogo isolato della campagna e poi si rendevano note
alcune informazioni per consentire agli altri a ritrovarla. Sport britannico
quindi, imparentato alla lontana con l´Hash, la caccia al tesoro collettiva
apparsa in Malesia all´inizio dello scorso secolo. Merito di alcuni gaudenti
funzionari dell´Impero che per fare un po´ si moto nei weekend si mettevano
in cerca di birra e alcolici nascosti nella giungla. Ma la sua componente
tecnologica e l´uso massiccio di Internet fa assomigliare il Geocaching
anche agli Alternate Reality Game (arg), nuovo divertimento collettivo che
negli ultimi anni sta diventando sempre più popolare. Qui però non si
cercano oggetti ma si risolvono casi, spesso dei gialli o dei noir. I
giocatori devono ricostruire una storia partendo da un primo fatto iniziale
come un omicidio o la scomparsa di un personaggio di fantasia, frugando in
rete, nei giornali e riviste e perfino nella realtà telefonando a
determinati numeri di telefono, ispezionando luoghi, parlando con altri
giocatori per risolvere assieme i rompicapi più ardui. L´autore in pratica
dissemina tracce in giro che bisogna trovare muovendosi su diversi piani.
Insomma, anche in questo caso una sorta di caccia al tesoro.
==unquote==
L'autore del testo, tale Jaime d'Alessandro, ha preso buona parte del suo
articolo da Wikipedia. Da notare che se voleva sapere un numero più preciso
di caches, andava su Geocaching.com e trovava il numero esatto (più
eventualmente Navicache).
La parte più agghiaciante è nei 2 sottotitoli che non sono nel testo sopra
postato: il primo recita: "Inventato in Florida.." Dave Ulmer è nato in
Florida, ma il primo stash-hunt era se non sbaglio nell'Oregon, poi viene il
meglio "Chi trova la scatola la nasconde poi in un altro posto e mette le
coordinate in internet" Ecco ci mancava anche questa! Così siamo sistemati!
Viene citato il sito www.geocaching.com, ma dubito che l'abbia visitato e
addirittura www.geocaching.it. Visto che il sito era operativo proprio dal
15 luglio, c'è da restare stupiti del tempismo!
Allora ho fatto una ricerca sull'autore del pezzo, è un giornalista romano
free-lance che collabora con varie testate, è un esperto di videogamens, ha
scritto un libro sulla materia, con particolare riguardo ai giochi in rete,
è probabile che si sia imbattuto nel geocaching nell'esercizio delle sue
funzioni...
A questo punto in un angolo del mio esausto cerebro una lucina ha cominciato
a lampeggiare... giornalista.. romano... anche ER MEJO ITALIANO si professa
tale... mah...
vericol
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